"L'economia è la scienza dell'amor di Patria..." - (di Camillo Benso, conte di Cavour) | |
LA GRANDE SCONFITTA... E LA MIA PICCOLA VITTORIA!Come avrete appreso dai giornali e dalle notizie che si rincorrono il centrosinistra ha perso le elezioni nella maggior parte dei comuni medio-grandi del nord. E Rho non ha fatto eccezioni in questo. La delusione è stata davvero forte… Dopo 10 minuti di spoglio del seggio in cui ero a fare il rappresentante di lista, ho capito come si stava mettendo la cosa… Un’ora più tardi a scrutinio concluso ho potuto constatare che in tutto il resto della città l’esito era chiaro e preciso. Nella mia mente fino a sera e anche al giorno dopo sono passati nella mia mente questi due mesi vissuti al massimo inseguendo un sogno, un progetto e una visione di città. Constatare che i cittadini non hanno voluto aderire a quell’idea è stato per me frustrante. I miei occhi si vedevano passare davanti i volti delle tante persone incontrate, delle tante iniziative vissute, dei tanti momenti condivisi, dei momenti difficili superati… Non mi sembrava vero! Una vera disfatta. Il giorno dopo, ripresomi dallo sconforto, ho realizzato con i dati definitivi che sono diventato consigliere comunale. Questo ha riaccesso dentro di me di nuovo una fiammella drasticamente spenta il giorno precedente. Sono davvero contento che tante persone abbiano riposto in me la loro fiducia e ancora più contento è stato constatare che ancora più persone mi stimano al di là dell’appartenenza politica. Per darvi un dato, nei seggi della circoscrizione 1 ho preso 48 voti per il consiglio comunale, mentre per il consiglio di circoscrizione ne ho presi 82. Segno che tanti che magari hanno votato per il centrodestra hanno deciso di riporre in me la fiducia per il consiglio di circoscrizione. Quindi ho sì totalizzato 120 voti per il consiglio comunale, ma spero di aver raggiunto molte più persone passando loro un messaggio che va oltre alla mera appartenenza partitica. Desidero ringraziare alcune persone in particolare, di cui non occorre fare il nome, che ben sanno di aver apportato un contributo davvero significativo e importante al raggiungimento del risultato. A loro va il mio grazie più sentito perché mi hanno accompagnato e sostenuto in questa avventura. Grazie davvero! Da oggi mi metto al lavoro con la consapevolezza di essere uno di quei 30 consiglieri che caricano su di sé la responsabilità di prendere decisioni per la comunità rhodense. Cercherò di fare il meglio anche oltre le mie possibilità, consapevole di avere dei datori di lavoro come voi cittadini molto esigenti e che si aspettano risposte serie su ogni argomento che riguardi la collettività e non solo. Spero di poter rappresentare e portare in consiglio quelli che sono i miei valori e il mio stile di essere. Spero di riuscire bene in questo compito e contribuire con il mio piccolo mattoncino al continuo miglioramento di Rho. Aprirò una sezione qui sul mio blog denominata “Consiglio comunale” nella quale desidero raccontarvi tutti i passi e le tappe più significative di questa avventura che mi accingo a vivere mantenendo uno stretto contatto con voi. Grazie davvero a tutti per il vostro sostegno! -1 IL GIORNO DEL SILENZIOOrmai mancano poche ore dall’inizio delle votazioni e la città scopre un sabato di silenzio in cui la gente non verrà assalita passando dalle vie del centro dai più svariati volantini. E’ la giornata per riflettere… forse più necessaria a chi questa campagna elettorale l’ha vista dal di dentro che non dal di fuori. Ripensando a questi due ultimi mesi e al crescendo di emozioni vissute giorno per giorno non rimane che la gioia di aver potuto vivere un’esperienza del genere. Si incontrano e si conoscono persone che sono magari tanto lontane da te per l’idea che portano avanti, ma che con essi trovi subito un feeling molto più facilmente rispetto a chi magari è più vicino a te. Ho scoperto che l’ideologie contano fino a un certo punto. Da quel punto in poi inizia la stima e il rispetto propri del sentirsi un’unica cosa sotto l’egida dell’Italia. Del sentirsi veramente “fratelli d’Italia”. Non è una cosa facile e immediata. Richiede coraggio e richiede una grande consapevolezza di quello che sei tu. Il primo passo per aprirsi agli altri è infatti avere piena coscienza di ciò in cui credi. Da lì, attraverso un processo di esteriorizzazione, si può costruire un dialogo che forse non porterà nessun frutto concreto e non porterà nessun cambiamento, però di certo ci farà conoscere e in qualche modo ci farà avvicinare diminuendo le distanze. Dividersi e parlar male dell’altro è sempre molto facile e non richiede sforzi, mentre ricucire i rapporti e parlar bene di qualcuno richiede una fatica in più. Avevo un piccolo obiettivo per questa campagna elettorale che spero di essere riuscito a raggiungere: far interessare di politica almeno una persona lontana da questo mondo. Non so se sono riuscito a farlo, spero però di aver dato la mia piccola, e forse insignificante, testimonianza che oggi per i giovani è possibile interessarsi e far parte attiva della politica. L’ho fatto con un preciso stile: quello imparato in parrocchia. Non mi piace come fanno tanti altri sventolare le bandiere del proprio credo, perché è segno che non si è capito di quale sfera ci stiamo occupando. Le bandiere del proprio credo vanno sventolate in altri ambiti, non in quello della politica. Nella politica quelle bandiere da sventolare rappresentano le forti radici che indicano uno stile di essere che non ha bisogno di essere etichettato poiché emerge subito alla luce. La politica nella nostra società civile assume un ruolo superiore rispetto alla religione oggi. La politica infatti è quell’arte che fa vivere e convivere tutte le sensibilità presenti sul territorio. Il cristiano impegnato in politica deve ricordarsi semplicemente di una cosa: in quel momento sta lavorando per la città dell’Uomo, non per la città di Dio. Diventa immediatamente chiaro l’ambito in cui spendere le proprie idee: la politica per la città dell’Uomo, la religione per la città di Dio. Due cose ben distinte insomma, ma che racchiudono lo stesso stile. Non cambia infatti il modo in cui ci si spende per l’una o l’altra città, perché è quello del cristiano. E da qui parte soprattutto l’invito del nostro cardinale Tettamanzi a sviluppare la sensibilità per tutto il mondo socio-politico e coltivare all’interno delle nostre parrocchie vocazioni che vanno in questo senso. Si sta facendo tanto e lavorando tanto in quest’ambito nella nostra diocesi, però credo che non basti. Si può fare di più e spero nel mio piccolo di aver davvero avvicinato qualcuno a questo mondo. -3 DOPO LA RAFFINERIA, ORA TOCCA ALL'AREA EX ALFA DI ARESETre giorni al voto… Ormai è diventato, oltre che argomento di scontro politico rhodense, cronaca regionale ciò che si sta muovendo attorno all’area che un tempo ospitava le linee produttive dell’Alfa Romeo. Ciò che ha fatto infiammare gli animi è stata la proposta-imposizione di Formigoni in accordo con la Moratti di trasferire sull’area tutto il commercio all’ingrosso della Chinatown che ormai esplode dentro le mura di Milano. Inutile dire che non è quello che i cittadini e le imprese delle città del rhodense si aspettano, bensì un semplice spazio per risolvere un problema di Milano. Oggi più che mai è necessario guardare a questa grande area con occhio vigile e ampio. Siamo stati capaci in quest’ultimo decennio di riconvertire quella che era una vecchia raffineria abbandonata in un’area fieristica all’avanguardia in Europa. Non voglio discutere qui i benefici o le negatività di questa iniziativa. Certamente di una cosa siamo sicuri: abbiamo riconvertito un territorio dallo stato di degrado allo stato produttivo e se ci togliamo l’etichetta di rhodensi e ci mettiamo quella di italiani siamo certi che dei benefici all’intero sistema economico del Paese è stato apportato. La stessa cosa deve avvenire con l’area di Arese. Siamo candidati per l’Expo 2015 e in caso di vittoria potremo certamente utilizzare quest’area legandola a questo evento mondiale. Già, ma come? Interessante e non da scartare il piano per la mobilità sostenibile presentato anni fa dalla regione Lombardia. Mi sembra un bel piano efficace, ma a mio parere non basta. L’area in questione potrebbe essere adibita a ricerca sulla scia dell’appena inaugurato Chilometro Rosso a Bergamo. Un’area quindi che esponga le migliori ricerche e tecnologie che solo noi italiani, sapientemente, sappiamo realizzare. Bisogna mettersi nell’ottica che l’Expo 2015 è un evento temporaneo e per agganciarlo in tutta la sua potenzialità è necessario mostrare il top di Milano. Infatti un evento del genere funziona da grande vetrina amplificando le migliori cose che sappiamo produrre sul territorio. Bisogna quindi averle queste cose da mostrare se vogliamo salire su quel treno che porta alla crescita dell’economia. L’area dell’Alfa sia per vicinanza geografica, sia per ampiezza degli spazi potrebbe essere deputata a una sorta di grande laboratorio all’avanguardia dell’intera provincia di Milano, risolvendo in questo modo sia la temporaneità e precarietà dell’evento, sia la rivitalizzazione dell’area. -4 PERCHE' C'E' BISOGNO DI GIOVANI OGGII giovani… parola spesso ripetuta durante questa campagna elettorale e che ha rivestito un ruolo importante nella dialettica scaturita nei vari confronti. Oggi i giovani sono totalmente e per la maggior parte estranei al mondo della politica. Ho potuto constatare sulla mia pelle come un giovane venga identificato come qualcosa di prezioso e raro da coltivare. Io vorrei che non fosse più così! Vorrei che la presenza sia sempre assicurata e che tutti i giovani possano sentirsi realmente parte di questa sfera. Già, ma occorre anche interrogarsi sul perché ci sia bisogno di giovani oggi. Partiamo subito analizzando i due problemi che colpiscono la politica oggi: il primo è il sistema gerontocratico italiano, il secondo invece il malaffare e la schiavitù di interessi particolari. I giovani possono inserirsi in questo sistema rompendo il sistema gerontocratico e passando a uno meritocratico dove importano le competenze e la bravura e non il numero scritto sulla carta d’identità alla voce data di nascita. Nel secondo caso invece riuscirebbero a entrare in questo mondo liberi da vincoli precostituiti e riuscire quindi a portare avanti progetti che rompono alcune rigidità e resistenze presenti oggi. Solo quindi con l’ingresso di una cultura politica nuova possiamo ricostruire una società lanciata al futuro e al domani. Noi giovani siamo quelli del “dopo muro di Berlino”. Io credo, con quelli della mia età, di essere tra i primi che porteranno nella politica quest’aria nuova al passo con i tempi. Gli equilibri economico-politici sono radicalmente mutati in questi ultimi due decenni e c’è la necessità di una revisione ideologica delle varie fedi politiche portate avanti. Oggi la politica italiana ha perso alcune fratture che danno vita al dibattito politico, come quella con il comunismo. Oggi chi parla di comunismo o cristianesimo in politica, sia i comunisti che gli anticomunisti e sia i cristiani che gli anticristiani, hanno uno sguardo volto al passato. Uno sguardo legato ormai a 20 anni fa. Uno sguardo che quindi e soprattutto non guarda al futuro. Oggi non ha senso a mio parere spendere queste parole in politica. Quelle sono le radici che possono essere comuniste o fasciste, cristiane o musulmane. Ma sono appunto le radici, ovvero la parte dell’albero che pur offrendo nutrimento ed essenziale sostenimento è nascosta e non alla luce. E’ davvero difficile fare questa distinzione per coloro che non sono stati cresciuti secondo questa ottica (e mi riferisco a coloro che hanno dai 35 anni in su), però il futuro non ci riserva nulla di quello che ci ha fornito il passato finora. Solo i giovani possono quindi essere oggi la vera leva per introdurre ciò che sarà realtà tra alcune decine di anni. Siamo in una fase di passaggio. Questo passaggio ci è costato caro perché se andiamo a guardare oggi l’età dei candidati al consiglio comunale notiamo un grande vuoto in una precisa fascia d’età: quella tra i 25 e i 35 anni. E’ proprio quella fascia che ha subito questo lungo processo di trasformazione e che oggi appare se non concluso quanto meno delineato nei suoi aspetti salienti. Diamo quindi fiducia ai giovani perché solo in loro vive un sogno che proietta tutti al futuro. Io, giovane, sono stanco di un sistema che si erige e vive con lo sguardo rivolto al passato. Giriamo la testa di 180 gradi e proiettiamoci con un’aria nuova al futuro che vogliamo vivere da attori principali e non secondari. -5 VELTRONI A RHOOggi in quei di Rho arriverà Veltroni. Dopo un incontro in mattinata in Fiera, passerà dalla nostra piazza per sostenere il candidato di centrosinistra Paola Pessina. Un’occasione da non perdere anche per chi non si riconosce negli ideali del suo partito. La mia speranza un domani è quella di vederlo sedere tra i banchi di governo inaugurando una nuova generazione della politica che ormai è troppo vecchia per saper rispondere alle reali esigenze del paese. Sarebbe, a mio parere, l’uomo ideale per favorire questo passaggio di consegne che viene sempre più avvertito come necessario. Ma oltre a lanciare uno sguardo sul futuro, è bene lanciarlo sul passato. Interessante è il modo e la bravura con cui sta guidando la città di Roma. Basta solo un dato per esprimere tutto: la crescita annua registrata sul territorio comunale è di poco superiore a 3 punti percentuali del PIL. La media italiana negli ultimi anni si è attestata intorno all’1,5 e al 2. Ciò significa che Roma ha corso quasi il doppio rispetto all’Italia. Merito di un’amministrazione che ha saputo solleticare il sistema produttivo da una parte e dall’altra ha saputo invece mantenere uno stretto rapporto con i cittadini. La promozione della cultura con la costruzione di un nuovo auditorium e il modo partecipato con cui Veltroni sta conducendo la città è veramente da best practice. Gli stessi romani lo hanno riconfermato con ampio margine nei confronti di Alemanno (non stiamo quindi parlando di uno sprovveduto) all’ultima chiamata elettorale. Ma la cosa più importante di tutti è la conduzione in una nuova era della politica: lui esprime una nuova filosofia del far politica. Un po’ in rottura con quella di questi anni e molto desiderosa di avvicinarsi ai cittadini mantenendo alti i valori che dovrebbero contraddistinguere questo mondo. Una politica che vuole tornare a essere bella e interessante, che vuole riappropriarsi di ciò che in questi anni le è stato tolto, che voglia abbandonare i toni duri e polemici, che voglia mettere al centro il legame con la patria, che voglia ridare dignità alle istituzioni troppo spesso ingiustamente bistrattate. In una sola parola vuole occuparsi della collettività e del bene comune. Questa è la cosa che più passa dai suoi discorsi e dai suoi ragionamenti. Pensieri spesso intellettualmente alti, ma allo stesso tempo molto vicini e tangibili da ciascuno. All’insegna di queste credenze e di questi ideali spero che sia proprio lui a inaugurare la stagione nuova del dopo Berlusconi vs Prodi che se tanto hanno fatto per l’Italia, poco stanno facendo ora per rigenerare il nostro sistema politico. E’ ora di dare spazio, come avviene negli altri paesi d’Europa, a un capo di governo giovane e capace… potrebbe essere lui? { Last Page } { Page 1 of 4 } { Next Page } |
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